Piccole regole infrangibili.

Sabaudia, ore 15.15.

Una bambina si siede accanto a me sulla riva e inzuppa la punta del piede  nell’acqua con espressione bramosa. “Non fai il bagno?” le chiedo.

“Non posso, ho appena mangiato, devo aspettare tre ore.”

Ho pensato subito che tre ore erano troppe, un lasso di tempo irragionevole, non avrebbe mai aspettato così tanto. Alla fine avrebbero ceduto e gliene avrebbero abbonata una, come minimo. E ho pensato che era bella la vita, quando era fatta di piccole regole semplici, all’apparenza infrangibili, ma dai contorni mobili.

I regali che a Natale andavano aperti alla mezzanotte, che poi diventavano le undici e mezza se ero stanca, l’eccitazione era troppa, e di aspettare proprio non ne potevo più. A letto alle nove, ma poi mi nascondevo goffamente dietro la porta del salotto per guardare la fine del film, mamma mi vedeva e mi faceva segno di rientrare, mi sistemava sulle sue ginocchia e me ne faceva vedere un altro pezzetto, finché non mi addormentavo lì e a letto mi ci portava lei in braccio al posto di papà. Finisci tutto quello che hai nel piatto, ma poi se non ce la facevo, appena mamma era distratta, mio fratello ne raccattava una forchettata e se la metteva in bocca facendomi l’occhiolino.

E non è passata neppure un’ora, che la bambina mi è schizzata davanti in rincorsa, tronfia, sorriso sdentato e si è buttata a bomba bagnando tutti gli astanti. E così altre due volte, energica e spensierata fino al tramonto.

Ha vinto lei.

Hanno vinto le piccole regole infrangibili dai contorni mobili che ci hanno reso quelli che siamo.

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Tutto con amore.

Fino adesso ho vissuto forse un millesimo di quello che la vita mi riserva, ma l’ho vissuto così intensamente che se metto insieme i pezzi si spacca il cuore tanto è forte la botta, forse per questo non lo faccio mai. Ma oggi ho deciso di provarci, che a metterne insieme anche solo alcuni mi accorgo di che meraviglia è la vita, con i suoi cerchi magici aggrovigliati che mi hanno portato fino a qui.

Ho amato senza risparmiarmi e ho ricevuto in cambio altrettanto amore e anche il nulla, ho perdonato più volte e più in fretta di quanto meritassero, ho perso più telefoni, treni e aerei di quanti me ne potessi permettere. Mi è capitato spesso di provare una gioia sincera e profonda di fronte ai successi degli altri, e di questo vado molto fiera.

Ho ballato in mezzo ai campi e in fabbriche abbandonate, in riva al mare, sul tetto di una jeep, in un castello francese, in una chiesa sconsacrata, nel salone di un palazzo d’epoca vestita da principessa. Ho conosciuto vagabondi, tossicodipendenti, grandi luminari, manager di successo, politici e ambasciatori, e ho scoperto che siamo tutti più simili di quanto vogliamo credere. Forse è questo che ci spaventa più di ogni altra cosa, l’idea di non essere, in fondo, poi così unici e speciali.

Ho visto il mio nucleo familiare spaccarsi e ricostituirsi in forme diverse e quasi sempre meravigliose; ho cambiato idea milioni di volte e non ho mai preteso, dagli altri, coerenza. Ho scoperto troppo presto l’impotenza di fronte alla perdita di chi ami, ma ho imparato che nella vita tutto passa, davvero tutto.

Ho scoperto che a vedere sempre il bello nelle persone non si perde nulla, che la delusione non varrà mai quanto la possibilità che questa, per non deluderti, finisca per tirarlo fuori, il bello. Ho dato e ricevuto una seconda occasione, anche una terza e una quarta. Ho passato più di una notte sveglia per finire un libro, e suonare il pianoforte.

Ho scritto lettere d’amore e d’amicizia, ho visto il Buddha dormiente, ho suonato Debussy sotto un cielo stellato, mi sono fatta sei ore di pullman in Thailandia con una gabbia di polli e una capra sul sedile di fianco. Ho pianto davanti a centinaia di film che non facevano piangere e ho guardato le stelle sdraiata sul tetto di un bungalow in Malesia.

Ho fatto l’Inter rail quando ancora esisteva l’Inter rail, ho letto le lettere originali scritte da Eisenhower, Kennedy e Johnson quando erano presidenti, ho discusso di politica e del senso della vita, fino a notte fonda con persone di tutte le razze e religioni. Mi è capitato di cambiare idea. Non ho avuto mai mezze misure, mai.

Ricordo ancora il giorno, a quattordici anni, in cui ho capito con certezza di essere un puntino minuscolo in un universo enorme e variegato. Il resto del tempo lo passo a cercare di non dimenticarlo.

Ho detto molti più si che no, di alcuni mi sono pentita, ma magari mi sarei pentita anche dei no. Ho viaggiato in tre continenti diversi per un tempo sufficiente da stamparmene un pezzo nell’anima, mi sono persa e ritrovata centinaia di volte, ho riso fino a non riuscire quasi più a respirare.

Impegnarmi, a fondo. Su tutto. Fare le cose con amore.