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Perché le Isole Lofoten cambiano (un po’) la tua vita

L’Artico, il nord Europa, la Norvegia, meta ideale per chi nell’idea di nord geografico scorge qualcosa di più profondo e vasto, sono per tanti aspetti il midollo del viaggiatore, un mezzo immaginario per viaggiare oltre le linee di confine della realtà. Paesaggi vasti e di drammatico impatto, silenzi e vastità e poi la luce artica che pennella i colori del silenzio frusciando discreta ma irremovibile dall’anima – una luce quasi incomprensibile che ti ritrovi ad ammirare osservando le fotografie che porti come ricordo a casa.

Le Lofoten sono sette isole che formano l’arcipelago adagiato sul mar di Norvegia ben 300 km dentro il circolo polare artico. Qui gli spettacolari paesaggi primordiali sono la vita quotidiana di una discreta ma diffusa presenza umana che da almeno novemila anni trasforma queste montuose terre di mare in luoghi di vita e non solo grazie alla pesca ma anche per l’agricoltura dell’area di Leknes, tra le più fertili della Norvegia settentrionale.

Percorrendo la strada da Svolvaer a Eliassen Rorbuer, dove dal 1964, grazie a una signora chiamata Mary il dormitorio dei pescatori di merluzzo è diventato un luogo di accoglienza per viaggiatori curiosi: pensando al colpo di genio avuto da questa donna mezzo secolo fa, si può anche immaginare come era quella Norvegia ancora povera e non ancora sopraffatta dall’Eldorado dell’oro nero, il petrolio che nel 1972 fu scoperto nel Mare del Nord. Insomma, questa signora Mary doveva essere una visionaria: ma come non diventarlo, qui? Da qualche anno, peraltro, il villaggio è “meta” di una colonia di orche che ci hanno donato qualcosa di irripetibile, perché inatteso.

Le Lofoten vanno ben oltre l’idea di «attrazione turistica»: sono una delle rare possibilità ormai raggiungibili da tutti per ricalibrare l’idea del nostro rapporto con la Terra, della nostra presenza: anche qui ci sono coordinate geografiche, ma le isole sono come grandi vascelli del tempo primordiale in grado di portarci ovunque la nostra immaginazione sia capace di osare una meta da custodire per sempre, soprattutto quando, da fine aprile, la luce pervade le ventiquattro ore e offre opportunità in più per godere nel proprio momento di cime innevate, repentini cambi di scenario, remoti angoli dove impensabili spiagge caraibiche vengono bagnate da acque smeraldine ai piedi di imponenti massicci rocciosi, ammirati dalla tranquillità degli abitanti di questo luogo che dobbiamo immaginare consapevoli di tanta bellezza.