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Istanbul: l’Oriente a portata di mano.

A Istanbul, a differenza di quanto succede nelle città occidentali con le vestigia dei grandi imperi del passato, i monumenti storici non sono reliquie protette ed esposte come in un museo, opere di cui ci si vanta con orgoglio. Qui le rovine convivono con la città. Ed è questo ad affascinare viaggiatori e scrittori di viaggi”

– Orhan Pamuk, Istanbul.

Istanbul è una di quelle città che non puoi spiegare a parole. Sono giorni che scrivo la bozza di questo diario di viaggio e ogni volta che lo rileggo mi sembra sempre che manchi qualcosa. A un certo punto ho capito che il problema non sono io. E’ l’anima della città che non si lascia ingabbiare in un aggettivo. E neppure in tre o quattro. Istanbul la devi annusare nelle bancarelle del Gran Bazar, spiare da una finestra di ferro battuto ricamato, sentire sulla pelle come una salsedine dura a scivolare via, ammirare dal ponte di Galata mentre si tinge di rosa nello stridio felice dei gabbiani. Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul. Forse sarà questo mix che la rende così ineffabile. Tre anime in una a volte ben distinte, a volte indissolubilmente legate.

Istanbul non è una città dai confini netti e quindi – secondo me – potrete emozionarvi sia calpestando il suolo europeo che quello asiatico.

 

Hagia Sophia. La basilica, costruita sotto Giustiniano I tra il 532 e il 537 d.C., è un edificio imponente, con ardite prospettiche all’interno, una cupola enorme, materiali preziosi e pregevoli mosaici bizantini (di quelli che si studiano sul libri di scuola ed è davvero emozionante vederli di persona!). Con l’arrivo dei Turchi venne trasformata in moschea e a testimoniare la conversione dell’edificio, vennero aggiunti  i minareti, il pulpito islamico, iscrizioni e i dischi con scritte dorate nelle gallerie.
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Moschea Blu. La moschea del Sultano Ahmet si trova – volutamente, per gareggiare in bellezza e possenza – proprio di fronte al museo di Hagia Sophia. L’accesso è consentito anche ai non musulmani, ma solo in orari prestabiliti (non durante la preghiera), con un abbigliamento decoroso e un comportamento rispettoso della sacralità del luogo. Il nome le deriva dalle migliaia di deliziose piastrelle in ceramica di diverse tonalità di blu che rivestono gli interni, magnificamente illuminati da superbi lampadari. N.B. l’abbigliamento consono è richiesto sia per uomini che per donne. Prima di entrare, degli addetti vi consegneranno teli da mettere sulle spalle o attorno alle gambe (che dovrete riconsegnare all’uscita) e in appositi cesti troverete i sacchetti di plastica per riporre le vostre scarpe (visto che è d’obbligo, nelle moschee, toglierle).
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Yerebatan Sarnici La Basilica Cisterna – costruita anch’essa sotto Giustiniano I – è semplicemente impressionante! La struttura si sviluppa nei sotterranei cittadini, a due passi da Hagia Sophia. Vi basterà percorrere una breve scalinata (prestate attenzione ai gradini scivolosi per l’umidità) per ammirare una cisterna che si sviluppa lungo 140 metri di lunghezza e 70 di larghezza! Davanti a voi, dodici file di 28 colonne alte 9 metri immerse in uno strato di acqua, che sorreggono l’enorme volta. Particolari le tetse di medusa incastonate alla base di due colonne (la loro ubicazione è indicata dai cartelli) che confermano l’impiego di materiali di riuso, probabilmente asportati da edifici vicini. L’illuminazione soffusa e il silenzio creano un effetto quasi irreale quindi cercate di andare al mattino presto o prima della chiusura per evitare che il vociare degli altri visitatori turbino la magia della Basilica Cisterna.
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Grand Bazaar. Il Grand Bazaar è un colorato e profumato mercato coperto dove trovare refrigerio nei giorni di afa o dove ripararsi facendo shopping nei giorni di pioggia (o freddo). Se avete in mente i souk marocchini, scordateveli. Il Grand Bazaar è ordinato, pulito, lastricato e con scritte sulle porte di uscita ben visibili. Insomma: il rischio di perdersi è davvero molto remoto! Consiglio di fare una passeggiata tra le lampade, le ceramiche, le borse e le stoffe ricordandovi – sempre – di contrattare. I prezzi infatti non sono così abbordabili come si possa pensare ma non è escluso qualche buon affare.
All’uscita del mercato ci si trova sul Bosforo. Sulla destra campeggia una moschea mentre di fronte (quasi), il Ponte di Galata che congiunge la parte vecchia con quella nuova della Istanbul Europea.  Leonardo e Michelangelo furono invitati a progettare un ponte che attraversasse il Corno d’Oro ma al Sultano evidentemente non piacque nessuno dei due disegni (gelosamente conservati negli archivi cittadini). Quello che si vede oggi è il 5° ponte di Galata visto che i precedenti sono stati danneggiati da incendi, guerre o rimaneggiamenti e di volta in volta sostituiti. Il ponte è attraversato dalle auto ma ha una zona pedonale molto ampia che permette fantastici scorci sulla città da ambo i lati.
Ovunque, in questa zona a ridosso del ponte, potrete consumare il famoso balık ekmek il panino con il pesce più famoso della città. Il pesce (solitamente lo sgombro) viene grigliato, reso leggermente croccante grazie a un filo d’olio sulla piastra e servito caldo in un fragrante panino (io l’ho provato -è davvero buono – in un localino spartano ma panoramicissimo. Belli satolli, ci siamo diretti verso Piazza Taksim, nel distretto di Beyoglu. Per evitare una salita impegnativa, abbiamo preso un taxi che ci ha lasciati proprio nella piazza dove fa capolinea il T1, il simpatico tram storico che percorre Istiklal Caddesi dal 1912.
Pur di salire a bordo, i turisti sono pronti a stiparsi nelle piccole vetture rosse e sfilano sorridenti nella principale via dello shopping cittadino tra la folla che si apre al passaggio del tram (e qualcuno viaggia anche appollaiato sui gradini o su sporgenze esterne). Imboccate questa vivace via lunga circa 3km, fiancheggiata da bellissimi palazzi art nouveau, art deco e tardo ottomani, e ammirate le boutique, le gallerie d’arte, teatri e cinema, le gelaterie, i bar e i pub. Al civico 175 si trova Sent Antuan Kilisesi (una delle sei chiese cattoliche di Istanbul) dedicata a San’Antonio da Padova.
Oltrepassata la chiesa, poco più oltre, sulla destra, svetterà la bella Torre di Galata, una torre medievale interamente realizzata in pietra chiamata anche Torre dei Genovesi (perché furono loro a edificarla nel 1348). Si può accedere alla balconata circolare – grazie a un comodo ascensore – e ammirare il panorama sulla vecchia Istanbul da un’altezza che supera i 60 metri.
A questo punto, sarete di nuovo sul Ponte di Galata per gustare il calar della sera sul Bosforo.