Reggia di Caserta: tra sogno e degrado. 

Quello che ieri ho potuto ammirare dopo ben vent’anni mi ha fatto sognare, mi fa sentire orgogliosa, mi fa essere grata di essere nata in questo Paese che è tappezzato di opere d’arte e dove “ti giri, ti giri” trovi reperti archeologici, scavi, monumenti, opere architettoniche e d’arte.

Siamo il Paese con la maggior quantità di beni culturali al mondo; siamo quelli che fin dalla notte dei tempi hanno esportato i saperi; siamo quelli invidiati in tutto il mondo; siamo quelli che vivono nel “Bel Paese” e siamo i padroni di quel Made in Italy ricercatissimo in ogni campo.

Chi ha visitato la Reggia di Caserta sa bene di cosa parlo e non voglio ripetermi sulla storia e sulle sue caratteristiche ma voglio parlare d’altro.

Ieri sera ero davanti al mio pc a leggere un articolo sulla conservazione dei beni culturali in Francia. E cominciano con il discorso su come quella italiana viene affondata di fronte a tutti gli altri Paesi, e tirano fuori due numeri:

– Il Louvre fattura il 25 % in più di tutti i musei italiani;

– In Italia solo l’1% delle risorse viene speso per la cultura, siamo gli ultimi in Europa.

Non voglio dare giudizi sulle persone e sulle autorità che ci governano, perché se andiamo a vedere l’Italia e piena di casi del genere. Ma come si fa? Come si fa a non rendersi conto che potremmo vivere solo di cultura in questo Paese? Che basterebbe fare una semplice manutenzione ordinaria per non far cadere in malora tutto? Da Roma e Pompei, a tutte le meraviglie che abbiamo. Che il ministro ai beni culturali dovrebbe essere quello più importante? Che se volessimo potremmo toglierci di dosso la nomea di imbroglioni, scansafatiche e “Pizza, Mafia e Mandolino”?

Una frase di Le Corbusier racchiude la situazione:

“Tutto in Italia è crollato. L’Italia per me è un cimitero in cui i dogmi che furono la mia religione imputridiscono per terra. Era credibile una tale ecatombe?”

Io non smetto di credere che tutto possa cambiare, e a lottare perché ciò avvenga.